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Esposizioni
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Avvenimenti nazionali ed internazionali sul Futurismo e su altri temi correlati ampiamente documentati da comunicati stampa, testi critici ed immagini fotografiche.
 




DAL FUTURISMO ALLA POP ART AL NAJS


Taormina, Chiesa S. Francesco di Paola

24 agosto 2012 – 10 settembre 2012


Firenze, AC Micro

7 dicembre 2012 – 7 gennaio 2013












NAIS



DAI FUTURISTI AI NAJS
(passando per la POP ART)

Maurizio Scudiero

Questa mostra vuole, per la prima volta, portare alla ribalta un gruppo di personaggi "indefinibili". Essi, secondo le loro stesse parole,
«non possono essere descritti in modo semplice, perché le parole che un tempo sarebbero servite a questo scopo sono oggi scomparse, o sopravvivono soltanto con significati mutati e radicalmente corrotti. Un tempo sarebbero stati definiti architetti, artisti, attori, giornalisti, filosofi, letterati, matematici, medici, musicisti, politici, scienziati, storici, o quant'altro. Un tempo sarebbe stato così. Ma oggi l'arte, la filosofia, la scienza, la religione, l'ideologia, la politica e la storia sono state dichiarate ufficialmente morte, così che queste parole hanno perso il loro senso».
Li potremmo definire allora come la "reazione alla perdita del Centro", intendendo come "centro" quel polo centrale e assoluto, di eccellenza, di verità e di eternità che è appunto l'unico centro di gravita della vita umana, sociale e culturale. Perché mi sembra ovvio, ed evidente, che oggi (da tempo) si è avverata la profezia che Hans Sedlmayr aveva espresso così lucidamente nel suo libro di oltre sessant'anni fa titolato, non a caso, Perdita del Centro.
E se questo fatto è chiaramente verificabile in vari aspetti della vita contemporanea, divenuta ormai vuota di valori esistenziali, dedita solo al lavoro, alla carriera ed alla ricchezza, lo è un po' meno in ambito artistico-culturale, dove vari veli confondono le idee, secondo una logica di auto-referenzialità assoluta cui è pervenuto il settore negli ultimi trent'anni.
Bambina che corre sul balcone
G.Balla, Bambina che corre sul balcone, 1912
La strada entra nella casa
U. Boccioni, La strada entra nella casa, 1911
In altre parole, se è ormai assodato che l'Arte con l'avvento delle Avanguardie Storiche ha cessato di essere un'estetica in atto per divenire via via un evento sociologico prima, e concettuale poi, gli ultimi decenni hanno imposto un ulteriore registro, che ha soverchiato tutto, e che ha dichiarato il primato del mercato su quello dei contenuti.
E qui sta il collegamento con Sedlmayr che appunto vedeva, nell'espulsione dal suo "ventre" (da parte dell'Arte) dei significati (e dei significanti) autentici per divenire pura azione tecnicista e mercantile, un chiaro segno della perdita del "potere comunicativo" dell'Arte (e di qui la necessità della "mediazione" del critico) che può condurre solo alla catastrofe del "Silenzio" culturale. Ovvero la "perdita del Centro". Ne consegue che l'Arte, oggi, non è più un ambito di contenuto e di merito, cioè un sistema "merito-cratico", ma solo una filiera di mercato. Ebbene a tutto ciò, appunto, questo gruppo di personaggi "indefinibili" ha deciso di reagire. "Ecco, ci risiamo - penserà qualcuno - il solito gruppo di artisti da battaglia...". Si, è vero, a più riprese il panorama dell'arte ha visto sorgere gruppi di iconoclasti che azzeravano tutto e proclamavano l'assoluta novità delle loro proposte di rinnovamento.
A partire dai futuristi, all'inizio del secolo scorso che inneggiavano alla moderna civiltà delle macchine, passando per la Pop Art che ha proclamato, invece, la bellezza della "serialità quotidiana", per giungere sino alle contestazioni alla Biennale di Venezia del 1968: l'ultima vera azione di "lotta culturale". Dopodiché, quella macchina schiacciasassi che è il mercato dell'arte ha preso il sopravvento, ed anche quella grande operazione che nei primi anni Ottanta fu la Transavanguardia, cioè la reazione al concettuale con il recupero critico della pittura-pittura (e per giunta figurativa), passò solo per il fatto che fu messa in campo a "casa loro", cioè dove sta la plancia di comando del mercato: a New York.
Ma, per tornare a quanto si diceva più sopra, non si tratta del "solito gruppo di artisti da battaglia" proprio perché si tratta di personaggi che non sono funzionali al mercato ed ai suoi circuiti, e che quindi non sono né comprabili, né "scaricabili", in quanto per il mercato non esistono e per questo motivo su di loro il mercato non ha alcun potere. Si definiscono NAJS, che è un acronimo che sta per No Art Just Sign (Non Arte ma Solo Segno) intendendo con ciò che essi «ricercano, ricreano e riformulano, in modo originale e rivoluzionario, una sintassi dei sensi emergenti nel caos contemporaneo». Vale a dire che essi rifuggono il "paravento estetico" il quale, etichettando ogni cosa anche quella più assurda come fosse Arte, tende a definire una scala di "meriti" e, conse¬quenzialmente, di "valori di mercato". Essi al contrario definiscono l'Arte come un segno del tempo, e nulla più.
Si tratta, il loro atteggiamento, di un low grading che può sembrare azzardato, ma che di fatto vuole riportare la prassi creativa nell'ambito del quotidiano, cioè delle sue interazioni con la società, giù da qualsiasi piedistallo. Ed in questo si possono ravvisare le metodologie della Pop Art. Ma è poi nella loro "vis polemica" e nella loro piattaforma teorica, che il collegamento va ancora più lontano, fino ai futuristi, proprio perché dei futuristi i Najs assumono e fanno propria la metodica del "manifesto", cioè della denuncia dei "mali", cui segue la proposta "curativa", spesso drastica.
Ecco dunque perché questa mostra vede assieme tre gruppi di opere apparentemente in-conciliabili tra loro, perché appartenenti a differenti periodi storici: quelle di alcuni futuristi, di alcuni praticanti della Pop Art e delle sue ricadute (anche italiane) e, infine, dei Najs. Il denominatore comune è il pensiero, proprio perché il pensiero è ormai il motore propulsivo dell'arte contemporanea. E figlia di una precisa posizione di pensiero è stata l'idea originaria del Futurismo, della Pop Art e infine anche del NAJS.
Fotocollage astratto
F. Depero, Fotocollage astratto, 1915
Copertina rivista 1919
F. Depero, Copertina rivista "1919", 1928
Ma perché mettere assieme queste tre proposte operative così distanti nel tempo? Qui ci vuole uno scarto utopico, ovvero un "salto d'orizzonte" intendendo con questo quello slancio mentale che porta a superare la visuale del possibile per andare oltre l'orizzonte, secondo l'idea dello spazio curvo Einsteiniano. In sostanza l'Arte deve interconnettersi con gli altri sistemi, compreso quello scientifico, e dunque superare quell'idea storicista dell'incasellatura dei "prodotti d'arte" secondo un ordinamento dapprima stilemico e poi cronologico. Vale a dire che deve considerare la possibilità che la Pop Art sia immediatamente dietro all'orizzonte visibile del Futurismo, così come il Najs possa essere subito dietro all'orizzonte visibile della Pop Art. Considerate da questa angolazione, le tre avanguardie sarebbero dunque ben più vicine di quanto si possa immaginare, proprio perché il tempo diverrebbe in questo modo una variabile manipolabile e in un certo modo lo sarebbe anche lo Spazio.
Ma come si fa a manipolare una variabile come il tempo? Pensiamo all'orologio. Non a quello digitale, ma al vecchio quadrante rotondo (vera antinomia di termini: quadrante ... e pure rotondo, ad un tempo). Esso ci dava visivamente l'idea della ruota temporale, che gira continuamente, ritornando sempre nello stesso punto, ma non nello stesso Tempo. Come recitava appunto un vecchio proverbio: "Torna il Sole, ma non il Tempo".
Quello che bisogna dunque qui approfondire è questo "eterno ritorno sullo stesso luogo" che, se lo trasliamo al settore artistico, non è solo una posizione "visiva" (il quadrante dell'orologio) ma anche fattuale, cioè che si sostanzia con i famosi ritorni concettuali che si sono succeduti nel panorama artistico specie dopo il "furore" delle avanguardie storiche.
Si pensi, in Italia, ai Nucleari che nei primi anni Cinquanta hanno fondato la loro azione sui concetti futuristi. Si pensi al MAC (Movimento Arte Concreta), oppure al lavoro di Burri che ha ripercorso, rilanciandole in avanti, le posizioni polimateriche di un Prampolini.
Si pensi all'attenzione che la giovane arte inglese ed americana degli anni Cinquanta ha per le cosiddette manifestazioni di "arte di massa": dai Comics alla Pubblicità. Ora se i Comics, in Italia, hanno avuto la palla al piede di un vizio di origine e sono stati considerati adatti solo ai bambini, mentre negli States erano essenzialmente pensati per gli adulti, tanto che i pop-artisti (primi fra tutti Lichtenstein, Ramos e Warhol) li hanno elevati a icona della modernità, della Pubblicità i futuristi, ed in particolare Depero, sono stati degli autentici precursori, non solo nella realizzazione stessa della Pubblicità, ma soprattutto nella concezione fondante che la Pubblicità sia una vera e propria manifestazione artistica: solo differente, perché massificata e contemporanea. Dunque incomprensibile agli operatori d'arte a lei contemporanei...
Complicato? Si pensi al Manifesto dell'arte pubblicitaria di Depero del 1931, che postulava posizioni allora incomprensibili («l'arte del futuro sarà potentemente pubblicitaria ... i capitani d'industria sono i mecenati di oggi») ma che sono divenute ovvie trentanni dopo quando Andy Warhol iniziò a tappezzare le sale delle gallerie d'arte con gigantografie delle lattine della Campbell, o a costruire moderne torri Tatliniane con le scatole della Brillo. E il logo della Coca-Cola con il colore che "cola", di Mario Schifano, a cosa alludeva, se non al fatto, preconizzato dai futuristi che il logo commerciale era già allora (ieri... oggi...) de facto un "segno gestuale" d'arte contemporanea (di allora? di oggi? di ieri?). Ma dove sta la frattura temporale tra questi estremi? Ma c'è, poi, una frattura temporale? Oppure è solo nella mente bacata dei critici, che per una con¬genita afflizione borghese, e posi¬tivista, tendono, come detto, ad incasellare e inscatolare, "scientificamente", tutto in ambiti ben precisi, perché il solo "pensare" che l'IDEA artistica sia come un magma fluttuante e primigenio, che scavalca, va oltre, il limite dell'orizzonte e poi, magari, torna pure indietro, è un concetto troppo vasto da chiudere in una singola casella. Soprattutto, è un concetto anti-commerciale, in quanto attesta l'idea di un continuum e dunque l'impossibilità della storicizzazione, che è alla base del mercato.
Ma che quest'idea abbia iniziato a balenare nelle menti dei più acuti manager dell'art-system si può in¬vece supporre dall'accelerazione che certi segmenti del contemporaneo hanno subito negli ultimi anni, segmenti per i quali giovani artisti di venticinque anni, appena usciti dall'Accademia, ed appena inseriti nella giusta filiera di mercato, "staccano" quotazioni stratosferiche rispetto a chi la "storia dell'arte" l'ha fatta per davvero. E se questo non è un continuum che ha "strizzato" l'arte riducendola alla stregua di un supermercato, che altro è?
Three flags
J. Jones, Three flags, 1958
American dream 2
R. Indiana, American dream 2,1962
Il NAJS, in questo panorama apparentemente fantascientifico s'inserisce dunque a pieno titolo semantico, proprio perché dichiara con fermezza, già nel suo acronimo, che la materia di cui si occupa "non è Arte" ("No Art") ma "solo" un "Segno" (Just Sign). E questo significa propriamente che il suo campo d'indagine non è una generica connessione alle avanguardie più o meno storicizzate: al Futurismo di cent'anni prima, oppure alla Pop Art di cinquanta-sessant'anni fa. Dal Futurismo il NAJS ha preso il gesto estremo dell'azzeramento dell'Arte, ovvero di tutto quello che c'era prima, per guardare solo in avanti: e dunque di qui il "No Art". Ha preso pure l'attitudine polemica, così come quella teorica, cioè il mettere nero su bianco le proprie idee, i propri progetti, in forma di "manifesto ", appunto come facevano i futuristi. Dalla Pop Art ha invece assunto la funzione del Segno. Come è noto, il movimento della Pop Art tecnicamente sorge in Inghilterra alla metà degli anni Cinquanta soprat¬tutto ad opera di Hamilton e Paolozzi, ma è sulla scena Newyorkese, verso la fine del decennio, che iniziano ad apparire dei "nuovi" dipinti, quasi nello stile dell'Action Painting, che era allora la tendenza dominante.
Ma questi dipinti, però, mostravano degli inserimenti "iconici" del tutto nuovi, perché si riferivano a quella che potremmo definire come una "segnaletica di uso quotidiano": bandiere, numeri, marche di bevande, ecc. Ed è propriamente lì, in quel momento (anche se non se ne ebbe l'esatta percezione sino alla Biennale di Venezia del 1964), che il "segno" non più gestuale, creativo, pittorico, ma "cavato fuori" dalla realtà, dall'uso comune della massa, divenne l'ordinatore di un nuovo senso della percezione artistica che, paradossalmente, chiudeva quel corto circuito avviato dai futuristi. E se "quelli", i futuristi, avevano portato l'arte "nelle strade", fuori dai musei e dalle gallerie d'arte, ora quei nuovi artisti, presto denominati Pop (da Popular), portavano i "segnali" della strada e della pubblicità nella direzione opposta, cioè nei luoghi "eletti" dell'Arte. Ed ecco, infine, e per chiudere ulteriormente il cerchio, che quel "Just Sign", quel "Solo Segno", richiama pro-priamente quella stagione creativa, ma la con-nette ai suoi antecedenti storici, cioè ai futuristi. Insomma, come si può ben comprendere il NAJS, lavora sul continuum temporale in quanto rinnega l'etichetta di "Arte" (si diviene Arte quando si è storicizzati...) e vi oppone quella di "segno", appunto come lo può essere quello della pubblicità che si vede nelle strade, e che per questo è stata anche definita "arte per le masse", seguendo una linea storica senza soluzione di continuità. Secondo questo punto di vista, il NAJS «identifica il fondamento della sua sintassi nei metodi»
E se il metodo è figlio del continuum non vi sarà dunque soluzione di continuità nel riferirsi ai futuristi così come ai pop-artisti nel medesimo momento. Per questo motivo non deve meravigliare se, ad esempio, il Najs Cant (fondatore del NAJS sulla fine dello scorso millennio) in Regata si riferisca a moduli futuristi (alla Balla) e, per contro, il Najs Fiore sia invece più sbilanciate sull'area del Pop italiano (si veda Ironie TRICK) Solo per fare due esempi. Ma si tratta di riferimenti "in nuce", perché poi gli stilemi si rincorrono, dall'uno all'altro e, alla fine, fanne riferimento solo a sé stessi. E dunque, sì, il NAJS si riferisce alle avanguardie storiche, ma non giungendo a queste attraverso le "ragnatele della storia", ma piuttosto operandovi "in tempo reale". Appunto quale parte d quel continuum che scorre incessantemente... in avanti e poi indietro. Vista così, allora, l'avanguardia storica non è "lingua morta", da studiare ed osservare dietro i sensori antifurto dei musei, ma piuttosto materia viva, plasmabile, che si può modellare e "ri-ve-stire" a piacimento di nuovi SEGNI. In questo modo, il tempo e lo spazio coincidono. E questo è il NAJS.

Perugia, Novembre 2012
Massimo Duranti




             LINEA DI VELOCITA
Giacomo Balla
LINEA DI VELOCITA' + PAESAGGIO + RUMORE, 1913 ca.

DEPERO ASTRATTISTA             
Fortunato Depero
DEPERO ASTRATTISTA (LATO 1) - GUERRA, GUERRA!, 1915

             (ASTRAZIONE - PAESAGGIO)
Julis Evola (Giulio Cesare Andrea Evola)
(ASTRAZIONE - PAESAGGIO), 1919 ca.

MOTIVO GEOMETRICO             
G. Dottori (Gerardo Voglio)
MOTIVO GEOMETRICO, 1921 ca.

             DINAMISMO DI UN TRENO
Vittorio Corona
DINAMISMO DI UN TRENO, 1921

Paesaggio meccanico             
Fillia (Luigi Enrico Colombo)
Paesaggio meccanico, 1926

             La Finestra di Masino
Giulio D’Anna
La Finestra di Masino, 1928

Angelo dell’Aria             
Giulio D’Anna
Angelo dell’Aria, 1930

COMPOSIZIONE BIOLOGICA             
Enrico Prampolini
COMPOSIZIONE BIOLOGICA, 1930 ca.

             Pagina a Fronte
Giulio D’Anna
Pagina a Fronte, 1936

4PP             
Jannis Kounellis
4PP, 1961

             SPECCHIO
Tano Festa
SPECCHIO, 1963

LIZ             
Andy Warhol
LIZ, 1964

             I.M.B. ARCO
Pino Pascali
I.M.B. ARCO, 1964

CAMPI MAGNETICI              
CANT
CAMPI MAGNETICI, 2012

             SOGNO
Vania Cesareo
SOGNO, 2011

NO WAR GAME             
Riccardo Fiore Pittari
NO WAR GAME, 2011

             ATTRAVERSO I QUATTRO ELEMENTI
Giuliano Giganti
ATTRAVERSO I QUATTRO ELEMENTI, 2011

COMITATO SCIENTIFICO:
MAURIZIO SCUDIERO
ANNA D'ELIA
ANNA MARIA RUTA
GIANCARLO CARPI

SEDI ESPOSITIVE:
CHIESA SAN FRANCESCO DI PAOLA 1
TAORMINA MESSINA
DAL 24 AGOSTO AL 10 SETTEMBRE 2012

ASSOCIAZIONE CULTURALE M.I.C.R.O.
SEDE DI FIRENZE
VIA ROMANA 30/R
DAL 7 DICEMBRE 2012 AL 7 GENNAIO 2013

CATALOGO
LA GRAFICA SRL MORI, TRENTO
 
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