GIULIO D'ANNA

Futurismo e Aeropittura


Galleria Edonè, Arteviva club, Vittoria


24 maggio – 14 luglio 2019


A cura di Maurizio Scudiero









D'Anna, futurista ed aeropittore.
Un grande artista tuttora da scoprire
Maurizio Scudiero

   Il Futurismo, come ormai spero sia ampiamente noto, dopo essere stato presentato a Parigi, sulla prima pagina de "Le Figaro" nel febbraio del 1909, si formò all'inizio soprattutto come un movimento letterario: solo poco dopo venne la Pittura.

    E credo che pochi sappiano, anche tra gli addetti ai lavori, che in Sicilia vi furono alcune tra le prime adesioni di scrittori e poeti, come, per citarne qualcuno, Federico De Maria, Enrico Cavacchioli, Enrico Cardile e Giovanni Gerbino (Girbino), per non dimenticare Guglielmo Jannelli, che ne fu l'organizzatore del gruppo siciliano ed anche l'editore di una delle primissime riviste futuriste, non ufficiali: "La Balza". Quindi, pensare anche a "presenze" artistiche non sarebbe stato fuori luogo.

   Eppure... Sino a quasi alla fine del secolo scorso parlare di pittori futuristi siciliani era come parlare dei famosi "carbonari" del Risorgimento, ed è solo grazie a puntuali, documentati e ripetuti interventi critici e monografici a cura di Anna Maria Ruta, ed alle mostre organizzate da Salvatore Carbone, se oggi possiamo parlare di questi artisti non più come degli sconosciuti, dei paria, ma come validi rappresentanti del Futurismo che sono spesso presenti anche a mostre internazionali sul Movimento Futurista, ed a pieno titolo, in quanto ne rappresentano pienamente uno dei suoi vari aspetti.

   Di questi artisti, che poi sono Giulio D'Anna, Pippo Rizzo, Vittorio Corona, Giovanni Varvaro, Adele Gloria e Mimì Lazzaro (per citare i più conosciuti) questa mostra si occupa del solo Giulio D'Anna perché fra tutti è quello che in questi ultimi tre anni ha avuto importanti riconoscimenti di critica e di mercato anche all'estero.

   E questo perché D'Anna sviluppò un suo personalissimo stile che però era abbastanza allineato con il gusto dell'epoca, specie in termini cromatici, uno stile che in questi ultimi anni, anche grazie alla crescita di Depero, è molto apprezzato e richiesto. Infatti, nel 1925, a Parigi, si tenne l'Esposizione Internazionale delle Arti Decorative e Industriali che sancì definitivamente la codificazione di un coacervo di stilemi sotto l'ombrello di quello che da quel momento in poi fu chiamato Art Dèco.

   A quella mostra erano presenti pochi futuristi italiani, e cioè Balla, Depero, Prampolini e il siciliano Jannelli. E soprattutto Depero era il più dèco di tutti per via di quel suo uso estensivo delle tinte piatte. Quelle stesse tinte piatte che proprio D'Anna, a differenza dei suoi colleghi siciliani, usò quale suo carattere distintivo.

   Ma da dove prese l'idea delle tinte piatte D'Anna?

   A fine agosto del 1926 Depero è in Calabria e poi in Sicilia, chiamato dagli amici Enzo Benedetto e Guglielmo Jannelli.

   Il primo lo invita a partecipare alla "IV Biennale Calabrese d'Arte" che si tiene a Reggio Calabria nei mesi di settembre e ottobre, e nell'ambito della quale Benedetto è riuscito ad ottenere una sala (la XXXI) per i futuristi.

   Per essere precisi fu il futurista Mino Somenzi (in seguito direttore della rivista "Futurismo"), espressamente inviato da Marinetti, a trattare con l'organizzazione la presenza futurista. Dunque, con Benedetto "commissario" la mostra vede una folta partecipazione di futuristi, ad iniziare da Benedetta (moglie di Marinetti), e quindi la Zatkova, Dottori, Tato, Maino, poi il gruppo torinese di Fillia, Pozzo, Curtoni ed altri, i siciliani Rizzo e Varvaro, oltre ovviamente a Benedetto.

    Ma la parte del leone la fece Depero, con i suoi coloratissimi arazzi e cuscini.
    Sicuramente il giovane D'Anna non ci pensò due volte ad attraversare lo stretto per partecipare all'inaugurazione ed incontrare i futuristi.

    E sicuramente le stoffe di Depero lo colpirono moltissimo, proprio per l'elettricità dei colori. D'Anna conosceva già le opere di Depero, perché grazie alla Libreria D'Anna di Messina poteva vedere i giornali e le riviste nazionali, nelle quali Depero era spesso presente. Ma vedere le opere da vicino fu tutta un'altra cosa.

   In quell'occasione, inoltre, D'Anna probabilmente incontrò anche Somenzi.

   Incontro importante perché Somenzi fu il vero ideatore del Manifesto dell'Aeropittura, intesa come il nuovo corso del Futurismo che alla fine degli anni Venti, secondo Somenzi, doveva abbandonare la velocità terrestre di treni, moto ed auto, per rivolgersi alla musa meccanico-aerea (anche in osssequio alle mirabolanti imprese degli aviatori italiani).

   Ebbene, è indubbio che D'Anna avesse guardato con ammirazione a quell'opera, tanto che ne redasse almeno un paio di sue versioni verso la fine del decennio: Treno oltre lo stretto e Treni in volo.

   Ma forse ancora prima, nel 1928, D'Anna realizza un'opera (oggi di proprietà della famiglia D'Anna) e credo esposta qui per la prima volta, dal titolo Il Banditore, che è esemplarmente Deperiana soprattutto per la rappresentazione del "grido" che esce dalla bocca, graficamente zig-zagato come in molti bozzetti pubblicitari di Depero per Campari della metà degli anni Venti.

   E' chiaro che qui siamo agli inizi della vicenda futurista di D'Anna, se si pensa che sino ad un anno prima il suo lavoro ancora si aggirava in area divisionista (qui in mostra un'Eruzione dell'Etna del 1927), e che solo con l'attenta lettura del testo finale del Manifesto dell'Aeropittura, nel 1931, dopo una serie di paesaggi e nature morte con aerei in posizione marginale (che potremmo definire Futur-dèco), la sua personale cifra stilistica e aeropittorica si può definire ben delineata. l'attenta lettura del testo finale del Manifesto dell'Aeropittura, nel 1931, dopo una serie di paesaggi e nature morte con aerei in posizione marginale (che potremmo definire Futur-dèco), la sua personale cifra stilistica e aeropittorica si può definire ben delineata. E' da quest'anno che l'aeropittura di D'Anna è finalmente precisata e del tuo sua.

   Tuttavia, già prima che D'Anna aderisca all'Aeropittura, egli, ancora una volta come Depero, mantiene da sempre un collegamento con il Territorio ed anche con la Natura.

   Si pensi al ciclo del 1928 con opere che pongono alternativamente l'attenzione prima sul terremoto di Messina, e poi sulla 'Rinascita' della città. Si tratta di opere sulle quali si fonda, più che in tutte le altre, la vera idea del Futurismo per D'Anna, proprio perché il terremoto, che appunto rase al suolo un'intera città, fu inteso veramente come il colpo di spugna sul Passato, e non solo metaforicamente come era ormai d'uso nell'atteggiamento polemico e scanzonato di tanti futuristi. Lì, in Sicilia, a casa sua, il 'colpo di spugna' fu vero, terribile, e non lasciò solo ferite fisiche, ma anche concettuali. E quindi su questo dramma l'idea di 'Rinascita' fu, a suo volta, il vero slancio verso il Futuro, proprio perché la ricostruzione, la rinascita, era l'unico Futuro possibile.

   Insomma, quelle opere per D'Anna sono forse le più intense, le più futuriste, anche se sono distanti dalle 'corde' del Futurismo militante infarcito di slanci motoristici, meccanici, e velocisti. Ma il vero taglio con il Passato mai come in quelle opere è stato così evidente, e questa volta non parlo solo per D'Anna. Non vi è, infatti, nel panorama della pittura futurista, nessuna opera che possa dichiarare il 'taglio con il Passato' come in quelle di D'Anna.

   E, allo stesso tempo, non vi è nessuna opera che possa affermare lo slancio verso il Futuro (ancora una volta) come in quelle di D'Anna, in quanto il vero Futuro non è un'auto in velocità, o una scomposizione di figura, ma propriamente quell'idea di 'rinascita', di costruzione, piuttosto che di ri-costruzione, dopo una tabula rasa.

   La 'città che sale'... da zero.

   Ecco per D'Anna il vero Futuro.

   Tornando alla produzione dell'artista, inizia nel 1928 anche il lungo ciclo titolato Finestre sulla Sicilia, che di volta in volta pone l'attenzione su varie località dell'isola, e delle quali qui in mostra ne abbiamo alcune di significative come, ad esempio La finestra di Masino, del 1928.

   Ma già da quel 1928, appunto dopo l'incontro con Somenzi ed una decisa meditazione sul futuro della sua pittura, D'Anna inizia anche a "mescolare le carte", nel senso che sia nelle Nature morte, sia nelle "Finestre" inserisce nel cielo aerei intenti in acrobazie, oppure elementi dichiaratamente pubblicitari.

   E, il primo aspetto, probabilmente un momento interlocutorio per l'artista, perché, come abbiamo visto, una prima versione del Manifesto dell'Aeropittura è di un anno dopo.

   Ma bisogna tenere conto che questo manifesto non fu, come di prassi, programmatico, cioè che annunciava sviluppi teorici a venire, ma andò a sancire una situazione che era già in atto.

   Infatti, già da qualche anno alcuni futuristi avevano inserito aerei nelle loro opere: fra tutti Dottori, e poi Tato, ed Azari, e persino Depero che nel 1922 aveva dipinto il Ritratto psicologico dell'aviatore Azari, con tanto di aereo in cielo. E di certo D'Anna ne era a conoscenza.

   Che D'Anna possa avere attinto a queste suggestioni lo riconosce anche Marinetti quando, nel settembre 1931, visita la sua prima mostra personale alla Galleria Vittorio Emanuele di Messina, e dichiara che «un vostro concittadino, in questa città ove non abbiamo ancora avuto la possibilità, se non in questa occasione, di fare mostre futuriste, non preparato quindi dall'ambiente, è capace di creare spontaneamente la sua aeropittura, cioè la necessità di dare quest'impronta aeropittorica tutta opposta a quella che è stata la pittura fino ad oggi...».

   In realtà, come notava propriamente la Ruta, l'opera di D'Anna era già sostenuta da un attento studio della poetica futurista, anche se la sua cifra aeropittorica, che era quella che aveva colpito Marinetti, non si era ancora espressa al meglio delle sue possibilità.

   Ma lo sarà, proprio da quel momento, a seguito dell'attenta lettura dei vari punti programmatici del manifesto che D'Anna declinerà secondo la sua personale sensibilità. Da questo momento in poi, per dirla con le parole della Ruta «D'Anna imprime alle sue aeropitture soluzioni linguistiche proprie, inserendosi a buon diritto nell'organigramma dei protagonisti della storia dell'Aeropittura».

   Tra le aeropitture qui in mostra segnalo il grande Angelo dell'aria, del 1929/30, che a sua volta esemplifica un'altra tendenza dell'artista, e cioè quella di coniugare la natura umana e quella meccanico-aviatoria, laddove questo "angelo" altri non è un aereo in fase metamorfica in quanto nella sua carlinga si possono leggere le fattezze umane.

    Un espediente figurativo che D'Anna userà anche in altre sue importanti opere.

   Una, ad esempio, che invece occhieggia all'Arte Sacra Futurista, e cioè quella Madonnina dell'aria, del 1934, realizzata con tecnica poli-materica; un'altra, invece, declinata piuttosto sul dato sensuale di un nudo sovrapposto alla carlinga e titolata La donna dell'aviatore, sempre del 1934.

    Infine, sempre per le aeropitture, un dipinto che fissa il momento dell'arrivo della seconda trasvolata oceanica di Italo Balbo e della sua squadriglia, quella verso il Nord America del 1933 che toccò Chicago e New York, e che per l'epoca fu un'impresa senza precedenti, appunto da essere fissata a "futura memoria" anche nell'arte.

   Non bisogna trascurare un altro aspetto, cioè l'inserimento nelle sue opere di elementi dichiaratamente pubblicitari, come una bottiglia non anonima ma dall'etichetta ben riconoscibile, o ritagli di stampa anche qui con i nomi delle ditte ben chiari, quali la Campari e la Magnadyne che coesistono assieme agli aerei in una composizione del 1934.

    Del resto anche qui in sintonia con Depero che nel 1926 presentò alla Biennale di Venezia quello che definì un "quadro pubblicitario, non cartello" e cioè un dipinto titolato Squisito al selz: un'esplicita pubblicità del Bitter Campari.

   Ebbene, questa mostra è appunto una panoramica di quanto descritto più sopra, e dunque questa mostra può ben introdurre alla conoscenza di questo straordinario artista che ha dato un notevole contributo alla pittura futurista.















Gli aerei lirici di Giulio D'Anna
Anna Maria Ruta

   Giulio D'Anna ha il gusto della sperimentazione nel proprio DNA ed è affascinato dalla modernolatria dell'aereo, caratteristiche che lo fanno ritenere uno dei più interessanti interpreti dell'aeropittura italiana.

    Apprezzatissimo da Marinetti, attraversa tutti e quattro i filoni dell'aeropittura da convinto futurista qual'è, guardando solo a tratti ai maestri Prampolini e Fillia, perche' in realtà personalissimo, essenzialmente mediterraneo.

    I suoi aerei in volo sono carichi di tutte le sfaccettature cromatiche, che sole, mare e colline dello Stretto gli suggeriscono conducendolo verso abbandoni spaziali lirici, propri della sua indole contemplativa: attraenti "scudisciate coloristiche", come vengono definite nel 1933. La sua sensibilità cosmica e insieme il suo gusto ludico, la gioiosa fascinazione dell'infinito lo portano ad idoleggiare quasi ossessivamente l'icona dell'aereo nella sua enciclopedia figurativa, facendogli dedicare nei primissimi anni Trenta all'aeropittura la maggiore e miglior parte della sua riflessione pittorica, anche se poi vario nel tempo e' il suo catalogo iconografico.

    Nei suoi dipinti la modernità degli assemblaggi e le componenti positive della natura fanno perdere agli elementi meccanici il quoziente negativo della civiltà industriale proprio attraverso la loro proiezione in un paesaggio solare.

   La poesia del paesaggio, in cui mare e terra vengono attraversati da aerei rossi, gialli, verdi viola (il viola è simbolo di dinamismo e velocità), che intessono gare ludiche, rivelando tutta la gioiosa fascinazione dell'infinito, in cui le traiettorie dei motori sfreccianti trasfigurano la realtà animando una mutevole polidimen-sionalità prospettica.

   
I panorami si fondono e aprono direzioni nuove, che sono solo della fantasia, in un effervescente scoppiettio di curve, ondulazioni, rette.

    Emblema del dinamismo cosmico, l'aereo di D'Anna piu' che forza vitalistica e' strumento di percezioni e umori figurativi, filtrati attraverso l'abile uso del colore e il dominio del distacco da terra, del librarsi libero e leggero per l'aria in un abbraccio col cosmo.

    Nei decolli, negli atterraggi, nei voli radenti, nelle trasvolate oceaniche, dall'alto, alberi, case, colline assumono dimensioni miniaturistiche in un caleidoscopio coloristico, che ha sottili richiami naif e guarda alla lezione figurale e cromatica di Balla e Depero, ma con una coniugazione tutta mediterranea.

    Sfiora a volte D'Anna, nel tentativo di scomporre simultaneamente la realtà, perfino l'astrattismo, ma sa assemblare armonicamente il complesso di fatti visivi disparati affidando talvolta al graduale predominio dell'elemento polimaterico - inserti filiformi, elementi cuprici, che ricoprono parti degli aerei, emergenze lignee - soluzioni linguistiche uniche in tutta la aeropittura italiana in una riuscita sintesi di forma, colore, materia e volume.

    E giunge perfino a particolari montaggi di compenetrazione tra figura umana, femminile soprattutto, e aereo con esiti veramente singolari nella pittura futurista.

    Ha la sperimentazione nel suo DNA, anche quando abbandona il movimento, non smettendo mai di sperimentare, con un cifrario pittorico flessibile, tutte le possibilità ideative e tecniche che la pittura contemporanea gli offre, soprattutto nel dopoguerra, negli anni Cinquanta e Sessanta, quando si accosta perfino alla Pop Art, all'astrattismo e al polimaterico, già usato nella sua fase futurista. Ma la poesia della sua ricerca si concentra tutta nel paesaggio, in cui cielo, sole, mare e terra si scontrano e in cui aerei rossi, gialli, verdi viola (il viola è simbolo di dinamismo e velocità per Fillia) intessono gare ludiche.

    Oggi, studiandolo con più esperta attenzione, si scoprono sempre nuovi elementi stupefacenti nella sua aerepittura, dal momento che D'Anna sembra conoscere a fondo tutte le tipologie delle macchine degli anni Trenta rappresentandone le caratteristiche tecniche con una precisione tutta da scoprire nell'icona pittorica, solo apparentemente fantastica. Degli aerei in uso nell'aeronautica italiana segue le evoluzioni e le imprese con partecipazione documentale e psicologica.

    Perfino nell'aeropittura di guerra con cromie livide e scure, carica di significati luttuosi la macchina e il paesaggio.

    Ma forse sono da ricordare gli anni vissuti da D'Anna a Palermo, in cui a contatto con gli altri futuristi siciliani, Corona, Rizzo, Varvaro, pote' vedere e conoscere vari aerei, soprattutto attraverso Vittorio Corona, che lavorava nell'Ufficio tecnico della ditta Ducrot, di cui era anche compropietario Caproni, e in cui si producevano eliche in legno e si montavano idrovolanti, i suoi cari idrovolanti. Lo attraevano anche i Savoia Marchetti, gli aerei con cui negli anni Trenta si facevano le famose trasvolate dell'Atlantico e che nel suo dipinto dedicato a quella di Italo Balbo divengono minuscole forme via via ingrandentisi in un ampio arco di cielo, fino a mostrare chiaramente i particolari tecnici che li caratterizzano. Nella terra sottostante si apre intanto un delicato panorama di monti e di laghi, attraversato dallo stormo, che entra in America dal nord del Canada e che rivela un nuovo risvolto cromatico nella sua enciclopedia pittorica.

    Un D'Anna che si rinnova continuamente, pur nella fedeltà ai suoi parametri di base: un autentico interprete del Futurismo, e non solo siciliano.















Giulio D'Anna Futurista siciliano e primo aeropittore italiano
Salvatore Carbone

   Ho conosciuto Giulio D'Anna nel 1963.

    Avevo 10 anni e dai quadri che avevamo in casa, e nella mia mente di bambino, immaginavo di incontrare un artista "bohemiennè", capelli lunghi e basco in testa, pizzetto e baffoni.

   Invece, quando entrai con mio padre nella libreria D'Anna in viale San Martino a Messina, ci venne incontro l'impiegato storico della libreria, Giovanni, il quale ci annunciò a D'Anna e dal retrobottega uscì un signore di mezza età, timido, distinto, con capelli brizzolati e occhiali, che tutto a me sembrava meno che "l'artista" che immaginavo.

    Si abbracciò con mio padre e dopo le frasi di rito fra due vecchi amici che non si vedevano da tempo, ci invitò a prendere una granita al Caffè Irrera, uno dei caffè letterari più famosi della Sicilia dove si incontravano tutti gli intellettuali, poeti, scrittori, pittori che frequentavano la libreria D'Anna o che erano di passaggio a Messina.

    Mio padre mi raccontava che gli esponenti del gruppo futurista messinese, poeti, scrittori, ecc..., capitanati da Guglielmo Jannelli, intellettuale e scrittore futurista, si riunivano spesso al caffè Irrera: anche F. T. Marinetti, Giacomo Balla e Fortunato Depero, invitati più volte nell'isola da G. Jannelli, erano frequentatori del Caffè.

    Negli anni a venire ebbi modo di tornare alla libreria D'Anna o con mio zio Tommaso, musicista e amico di D'Anna fin da ragazzi, o con mio zio prete, Gaetano Carbone, molto conosciuto a Messina perché fondatore della casa editrice S.E.M. (Siciliana Editrice Messina).

    Con il passar degli anni il mio interesse sulla storia di D'Anna e sul futurismo, in particolare di quello siciliano, aumentò e nel novembre del 1979, un anno dopo la morte del maestro D'Anna, organizzai nella mia galleria La Palma di Siracusa la prima mostra personale di D'Anna, esponendo opere di proprietà della mia famiglia.

    La mostra destò molta curiosità, specialmente per le "aeropitture".

    In effetti negli anni '80 e '90 il Futurismo era ancora considerato una corrente di nicchia conosciuta da poche persone e trattato solo da gallerie specializzate.

    In particolare, il "futurismo siciliano" era praticamente sconosciuto ad anche gli scrittori e i poeti come De Maria, Cavicchioli, Cardile, Gerbino ed altri siciliani, pur avendo aderito sin dal 1909 al primo manifesto futurista, erano poco menzionati nei testi di storia dell'arte riguardanti il futurismo.

    Solo grazie ad una grande storica dell'arte, Anna Maria Ruta, palermitana, l'avanguardia futurista siciliana è venuta alla luce e dopo 30 anni di studi e ricerche.

    Mostre e libri, oggi si può dire che il "futurismo siciliano" si comincia a conoscere sia in Italia che all'estero.

    Nel mio piccolo anche io ho dato un contributo affinché questo piccolo periodo storico fosse conosciuto del grande pubblico, creando un "Archivio Storico del Futurismo Siciliano", organizzando mostre in Italia e all'estero, collaborando con la professoressa Anna Maria Ruta alla realizzazione di due monografie, una su Giulio D'Anna e una su Pippo Rizzo.

    Nella presente mostra abbiamo scelto delle opere che rappresentano tutto il percorso aeropittorico dell'artista D'Anna, che va dal 1927 al 1935.

    Nelle opere dipinte prima del manifesto dell'aeropittura (firmato nel 1931) D'Anna creò una sua aeropittura personalissima, molto apprezzata da Marinetti, basata su notizie ed elementi riferitigli da Mino Somenzi, ideatore del manifesto stesso in un incontro avvenuto nel 1927 a Reggio Calabria in occasione della Biennale di Reggio.

    Nelle opere dipinte invece dopo il 1931, D'Anna pur allineandosi parzialmente a quelli che erano i canoni aeropittorici dettati dal manifesto, contrariamente ai suoi colleghi aeropittori (Tato, Crali, ecc.) che si somigliavano tra loro, perché guardavano al "già fatto", che era regola futurista come diceva Marinetti, D'Anna mantenne invece un suo stile inconfondibile usando anche il collage come linguaggio pittorico.















Giulio D'Anna e altri nei ricordi di famiglia
di Claudio Cantella

   La casa della mia infanzia era immensa, un susseguirsi di stanze, come se si inseguissero, piene di luce. Sotto gli stucchi dorati vi erano appesi quadri racchiusi da cornici talvolta decorate o completamente piatte, semplici, minimali.

    Alcune erano nere. Custodivano disegni di case, di campi con alberi, vedute di marine a china, paesaggi immaginari, insiemi di piccoli trapezi sospesi nell'aria come fossero aeroplani, volti di uomini, madonne con bambino.

    In tutte le stanze i dipinti erano posti con ordine che rendevano le pareti come vestite in alta uniforme. Niente era casuale, tutto pensato e ben predisposto con semplice rigore che già da allora mi appariva convenzionale. Era la mia casa, dove tutto sembrava appartenermi, un involucro di protezione attento e circoscritto come non mi capitò più di avere nella vita.

    Quella casa, quel vivere, mi avevano inculcato lentamente e inesorabilmente quello che si sarebbe rivelato molti anni dopo come un virus: l'amore e il rispetto per la creatività, la proporzione, l'arte, la conservazione, il culto per i libri.

    I quadri che mi piacevano di più erano di più quelli ricchi di colori, con disegni semplici, quasi infantili disegnati su carta o dipinti su pannelli di legno che richiamavano vecchie porte o sportelli di armadi.

    Brillavano tra gli altri, emanavano una luce a una vibrazione che catturavano l'attenzione, quasi obbligatoriamente.

    La maggior parte di questi quadri erano opera di nostri parenti: Eliano Poletti, fratello di mia madre, che aveva studiato al liceo artistico di Palermo ed era stato allievo di Giovanni Varvaro che aiutava soprattutto nei restauri; Orlando Poletti, padre di Eliano e mio nonno materno, che si dilettava a disegnare su cartoncino ulivi e muri di campagna con matite e carboncino; Giulio D'Anna, primo cugino di mio padre, la cui madre, Stefania Cantella (che in famiglia chiamavamo zia Stella), era sorella di mio nonno paterno Nicolò.

   Erano tutti belli questi quadri e a forza di vedermeli attorno erano diventati bellissimi ma anche normali allo stesso tempo. Tra i miei preferiti quelli di Giulio D'Anna mi trasmettevano gioia e curiosità e, seppur semplici nella composizione, non di rado ci trovavo dentro aspetti nuovi e sempre maggiore interesse.

    L'accoppiamento dei colori era la cosa che risaltava di più: sembravano tanti, troppi forse, ma erano armonici ed equilibrati.

    Erano arditi e rassicuranti allo stesso tempo.
Ai miei cocchi apparivano, comunque, strani e (ormai) famigliari.

    Quei piccoli aerei, i monti con le case, le nuvole goffe, nel loro insieme mi facevano sognare mondi immaginari e fantastici. Allora non capivo cosa volessero esattamente esprimere ma la mia immaginazione si sprigionava con forza. Quei quadri stavano al loro posto da sempre. Quando li spostavano per pulire un'impronta squadrata impressa nella parete, indelebile.

    I quadri dello zio Giulio (così lo chiamavamo io e mio fratello) apparivano più importanti degli altri che erano talvolta imponenti e austeri. I colori vivi e luminosi gli conferivano un che di benevolenza che ti aiutava ad amarli.

    Dello zio Giulio ricordo poco. Non frequentava la nostra casa. Messina, dove lui viveva, e Caltanissetta, dove era la nostra casa, erano abbastanza distanti e non era facile, a quell'epoca, raggiungere le due città in poco tempo. Era un viaggio e lo era ancora di più se lo facevi in treno.

    Mio padre, anche per il suo lavoro, andava non di rado a Messina e incontrava, in quell'ultimo stadio di Sicilia, sia il cugino Giulio che il di lui fratello maggiore Giacomo di cui era coetaneo. Giacomo D'Anna aveva fondato una casa editrice e faceva libri per le scuole. Era un uomo molto formale, anche nel mostrare la propria ricchezza.

    Ricordo, la prima volta che lo vidi, un vistoso orologio d'oro che allacciato sopra il polsino sinistro della camicia ne metteva ancor più in evidenza la mole e il luccichio.

    Giulio, di dodici anni più giovane del fratello, negli anni '20 lavorava nella libreria- casa editrice e conduceva una vita più misurata del fratello con la moglie le due figlie che ricordo di non avere mai incontrato.

    So per certo che mio padre, Giacomo Cantella, aveva una grande simpatia e affetto per il giovane cugino Giulio e che, data la confidenza e la stretta parentela, talvolta la aiutava economicamente con elargizioni di denaro a titolo di regalo.

   Immagino che fosse quella la ragione per cui ogni tanto Giulio regalava a mio padre qualche quadro in segno di riconoscenza e pari affetto. Fatto sta che lo zio Giulio, con i suoi quadri, aveva regalato alla nostra casa la gioia di godere di colori che andavano a stimolare fantasia e immaginazione. I colori dello zio Giulio, in fondo, restituivano l'equilibrio cromatico della Sicilia.

    Ricordo che nel 1979 quando andai a trovare lo zio Jack Cantella a Beverly Hills, dove viveva, anch'egli mi disse qualcosa di simile.

   Mi mostrò delle lettere che custodiva gelosamente e soprattutto alcuni quadri dello zio Giulio che aveva avuto dal padre Gaetano e altri che gli aveva personalmente regalato il pittore futurista.

   Legava i quadri di Giulio ai discorsi nostalgici che solo gli emigrati sanno fare. Anche zio Jack come mio padre era cugino di primo grado dello zio Giulio dal momento che il padre, Gaetano Cantella, era fratello di mio nonno Nicolò e di Stefania, la madre di Giulio D'Anna.

    I Cantella e i D'Anna erano tutti nati a Villarosa, un piccolo paese dell'entroterra isolano, quasi il centro geografico della Sicilia, quando ancora questa "città di fondazione" faceva parte del territorio provinciale di Caltanissetta.

    Non c'era famiglia a Villarosa che non avesse qualcuno che era emigrato in America in cerca di fortuna. Lo zio Gaetano. Che si era stabilito a Cleveland nell'Ohio, intratteneva con la sorella Stefania una corrispondenza fatta di lettere e pacchi e, quando ritornò per un nostalgico tour in Sicilia nei primi anni del cinquanta con la moglie Calogera, andò a trovarla a Partinico prima di venire da noi a Caltanissetta.

    I rispettivi figli, Giulio da un lato a Giacomo (Jack) dell'altro, quasi coetanei e entrambi nati a Villarosa, mantennero rapporti affettuosi fino alla morte di Giulio avvenuta nel novembre 1978. Quando andai a trovare lo zio Jack a Beverly Hills, nel 1979, mi parlò a lungo, tra le tante vicende di vita, anche della zia Stella e del cugino Giulio D'Anna.

    Tutte storie di famiglia che convogliano in me una grande nostalgia di cose, fatti e persone che non ci sono più.

    Tutte persone che si spostavano, in perpetuo movimento, come i soggetti dei quadri Futuristi. Un dinamismo di mass, all'epoca, sintonico con le intuizioni di Marinetti.

    Gente che girava il mondo, che cercava il posto giusto dove stare. Chi lo cercava in America che nella stessa Sicilia, con i mezzi si si autocreava, seguendo il proprio fiuto, il proprio istinto.

    Alcuni anni fa chiesi a mio zio Eliano cosa ne pensasse del Futurismo e quali ricordi conservasse, come giovane pittore dell'epoca, del movimento di Marinetti: "Ah, i futuristi, si, mi ricordo, si davano un gran da fare, cercano quello che non c'era!" mi rispose lentamente ma con convinzione e immediatezza. E nel suo tono c'era stupore per la domanda. Non ho mai capito fino in fondo cosa alludesse, ma la sua risposta, ne sono certo, è, e sarà, motivo di riflessione per tutti noi che studiamo quell'epoca.















Simultaneità di paesaggio + treno
Simultaneità di paesaggio + treno, 1927 ca.








Studio di tegole per terremoto
Studio di tegole per terremoto, 1928 ca.









Terremoto
Terremoto, 1928 ca.








Studio di rinascita
Studio di rinascita, 1928 ca.








Ebbrezza di ubriaco
Ebbrezza di ubriaco, 1928 ca.








La finestra di Masino
La finestra di Masino, 1928 ca.








Il banditore
Il banditore, 1928 ca.








Dinamismo di nave
Dinamismo di nave, 1929 ca.








Aeropittura + natura morta
Aeropittura + natura morta, 1928 ca.








Finestra sullo stretto
Finestra sullo stretto, 1929/30 ca.








Dinamismo aerei
Dinamismo aerei, 1929 ca.








L'ora del futurismo
L'ora del futurismo, 1931 ca.








Ferdinando Briguglio
Ferdinando Briguglio, 1940 ca.








Opera pubblicitaria
Opera pubblicitaria, 1934/36 ca.








Chitarra scomposta
Chitarra scomposta, 1933 ca.








Aerei più paesaggio
Aerei più paesaggio, 1930 ca.








Ballerina
Angelo dell'aria, 1929/30 ca.








Paesaggio siciliano + aerei caproni
Paesaggio siciliano + aerei Caproni, 1935/36 ca.








Aerodinamica femminile
Aerodinamica femminile, 1934 ca.








Stormo aerei caproni
Stormo aerei Caproni, 1932/333 ca.








Treno + stazione
Treno + stazione, 1934 ca.








Aerei in volo
Aerei in volo, 1931 ca.








Stormo aereo + paesaggio
Stormo aereo + paesaggio, 1931/32 ca.








Rinascita
Rinascita, 1928 ca.








Aereo rosso + paesaggio
Aereo rosso + paesaggio, 1934 ca.








Aerei Caproni in volo
Aerei Caproni in volo, 1934/35 ca.








Aerei Caproni in azione
Aerei Caproni in azione, 1939/40 ca.








Aerei Caproni in volo sullo stretto
Aerei Caproni in volo sullo stretto, 1935/36 ca.


















Info Mostra
GIULIO D'ANNA

Galleria Edonè, Arteviva club
Vittoria


Date della mostra:
24 maggio – 14 luglio 2019